La clessidra di Vecna, la creatura dal volto diviso e Flizzlebin che si rivela per quello che è. Il gruppo esce dal dungeon — ma non intero.

Nel sottosopra le stanze sono le stesse, ma non sono le stesse. Quella che nel piano reale era una latrina è qui viva — viticci che pulsano lungo le pareti come nervi scoperti. Brummek la incendia senza esitare. I viticci si contorcono mentre bruciano. In mezzo alle ceneri, uno smeraldo. Nel labirinto distorto, funghi che strillano come animali feriti. Il gruppo li distrugge. In un baule trovano dell'oro e una bacchetta spezzata con il simbolo di Aureon. Qualcuno, prima di loro, ha portato la luce fin qui — e non ne è uscito intero.

Nell'ultima stanza inesplorata, una nebbia sospesa che non sale né scende. Sull'altare: una mano cadaverica che regge una clessidra — la sabbia scorre verso l'alto. Il simbolo di Vecna. Quando Alathor tocca la clessidra sente una campana, poi un ticchettio che non viene dalla stanza ma da dentro di lui. La clessidra scompare. Al suo posto appare un occhio che li fissa. Hargen non esita — colpisce la mano e l'occhio con la spada. Prima di uscire, Alathor si volta: la mano si sta rigenerando.

Nella fucina del sottosopra la creatura dal volto diviso li aspetta in cima al forno. Hargen fa un passo avanti e la vita lo abbandona in un istante: la pelle avvizzisce, il corpo crolla a terra. La battaglia esplode. Gunnar interviene con qualcosa di antico, Hargen si riprende. Brummek pronuncia parole che nessuno afferra fino in fondo — il mostro si contorce, sembra quasi ridere, poi cade. Alathor invoca Aureon e colpisce: il mostro si spezza in due sotto la lama.
Qualcuno applaude. Appare Flizzlebin — parla con tono beffardo, come se tutto fosse stato uno spettacolo. Dona il suo cappello a Brummek. Poi inizia a svanire, e mentre lo fa la sua forma cambia: non è più uno gnomo. È una sagoma nera con occhi rossi che non hanno più nulla di giocoso. Poi sparisce.

Il gruppo raccoglie tutti gli oggetti ed esce. L'ingresso del dungeon svanisce alle loro spalle. Lungo la strada, la questione della bacchetta di Velkaris esplode. Gunnar non cede. Alathor e Hargen non possono voltarsi dall'altra parte. La lite è dura. Gunnar se ne va, tornando verso le sue montagne a nord. Il gruppo prosegue in quattro.
Siete usciti. Il dungeon non esiste più. Ma quello che avete portato fuori — dentro e fuori di voi — esiste ancora.